Gonioscopia

L'esame che stabilisce di quale glaucoma si tratta

⚠️ Avvertenza: Questa pagina ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. L'indicazione all'esame e l'interpretazione del referto vanno discusse di persona.

Che cos'è

L'umore acqueo prodotto dentro l'occhio esce attraverso una zona di scarico che si trova dove l'iride incontra la cornea: è l'angolo. Per la sua posizione non è visibile guardando l'occhio dall'esterno, nemmeno con il microscopio: la luce che ne proviene viene riflessa all'interno e non esce.

La gonioscopia risolve questo problema appoggiando sull'occhio una lente dotata di specchi, che devia il percorso della luce e rende l'angolo osservabile direttamente.

È un esame poco appariscente e assolutamente centrale, perché risponde alla domanda che determina tutto il resto: l'angolo è aperto o chiuso? Da lì dipendono la classificazione della malattia, il rischio a cui il paziente è esposto e la scelta del trattamento.

Un glaucoma ad angolo aperto e uno ad angolo chiuso possono presentare la stessa pressione e lo stesso aspetto del nervo ottico, e richiedere trattamenti completamente diversi. Senza guardare l'angolo, quella distinzione non si può fare.

A cosa serve

Distingue le forme di glaucoma

Angolo aperto e angolo chiuso sono malattie diverse per meccanismo, decorso e trattamento. La gonioscopia è ciò che le separa.

Individua chi rischia l'attacco acuto

Un angolo stretto ma ancora aperto identifica gli occhi predisposti, in cui un'iridotomia preventiva può evitare un evento grave.

Decide se il laser è praticabile

La SLT agisce sul trabecolato e richiede che l'angolo sia aperto: è la gonioscopia a dire se quella strada è percorribile.

Rivela le forme secondarie

Pigmento disperso, materiale pseudoesfoliativo, aderenze o vasi anomali sono segni visibili solo nell'angolo, e cambiano diagnosi e prognosi.

Come si svolge

Fa parte della visita e non richiede un appuntamento dedicato. Dura pochi minuti per entrambi gli occhi.

1
L'anestesia
Si instilla un collirio anestetico. L'occhio diventa insensibile nel giro di poco e resta tale per una ventina di minuti.
2
La lente
Si appoggia sulla superficie dell'occhio una lente dotata di specchi, mentre il paziente resta seduto alla lampada a fessura con mento e fronte appoggiati.
3
L'osservazione
Ruotando la lente si esaminano i diversi quadranti dell'angolo. Inclinandola si verifica se un angolo che appare chiuso lo sia davvero o si apra cambiando prospettiva: è la parte dinamica dell'esame, quella che un'immagine statica non può dare.
La gonioscopia si esegue prima di dilatare la pupilla. La dilatazione modifica la posizione dell'iride e quindi la conformazione dell'angolo, rendendo la valutazione inattendibile — e in un occhio predisposto può addirittura scatenare una chiusura.

Limiti e cosa non dice

È un esame di interpretazione: riconoscere le strutture dell'angolo e giudicarne l'ampiezza richiede pratica. Due osservatori possono classificare lo stesso angolo in modo leggermente diverso.

Una fessura luminosa troppo ampia fa restringere la pupilla e apre artificialmente un angolo che nella vita reale, al buio, si chiude. Per questo la valutazione si esegue con illuminazione contenuta.

L'angolo può restringersi negli anni, soprattutto perché il cristallino aumenta di spessore con l'età. Una gonioscopia di dieci anni fa non descrive necessariamente la situazione attuale, e l'esame va ripetuto periodicamente.

Stabilisce il meccanismo della malattia, non la sua gravità. Per quello servono l'esame del nervo ottico, l'OCT e il campo visivo.

FAQ

No. Si instilla un collirio anestetico prima di appoggiare la lente, e l'occhio resta insensibile. Si avverte la presenza della lente e una luce piuttosto vivida, ma non dolore.

Pochi minuti per entrambi gli occhi. È una parte della visita, non un appuntamento a sé.

In genere no. La lente può lasciare una visione leggermente annebbiata per qualche minuto, dovuta al gel di contatto, ma si risolve rapidamente. Se durante la stessa visita viene dilatata la pupilla per altri motivi, allora è preferibile non guidare.

Esistono strumenti che producono immagini dell'angolo, e sono utili. La gonioscopia però permette di guardare direttamente, cambiando l'inclinazione della lente e osservando come l'angolo si comporta: è un esame dinamico, non una singola immagine.

In certe condizioni sì. Se l'angolo è tendenzialmente stretto ma aperto, è opportuno ricontrollarne il grado di apertura a distanza di tempo: l'angolo può restringersi con gli anni, soprattutto quando il cristallino aumenta di spessore con l'età, e una situazione valutata anni fa può non essere più quella attuale.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
Ultima revisione: Il percorso completo →

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È una condizione che si può gestire, spesso in modo semplice e preventivo. La cosa che conta è saperlo prima che diventi un problema.

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