Campo visivo

La misura di quanto si vede davvero, punto per punto

⚠️ Avvertenza: Questa pagina ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. L'indicazione all'esame e l'interpretazione del referto vanno discusse di persona.

Che cos'è

Il campo visivo è tutto ciò che l'occhio percepisce mentre lo sguardo resta fermo su un punto. Non è solo quello che guardiamo: comprende anche la periferia, quella parte di visione a cui non prestiamo attenzione ma che usiamo continuamente per muoverci, guidare, accorgerci di qualcosa che si avvicina di lato.

L'esame del campo visivo — la perimetria — misura quanto è sensibile la vista in decine di punti diversi di quest'area. Il principio è semplice: si fissa un punto centrale e si segnala ogni volta che si percepisce un piccolo stimolo luminoso comparire altrove.

Nel glaucoma è l'esame che documenta le conseguenze funzionali della malattia. Il danno inizia tipicamente in periferia e per lungo tempo non viene percepito, perché il cervello riempie i vuoti con le informazioni dell'altro occhio e con ciò che si aspetta di vedere. Il perimetro no: quei vuoti li trova.

È l'esame funzionale per eccellenza: dice a cosa serve, nella vita reale, il tessuto nervoso rimasto. La controparte strutturale è l'OCT, che misura invece quanto tessuto c'è.

Quando si esegue

Per la diagnosi

Un danno del campo visivo con la distribuzione tipica del glaucoma è uno degli elementi che confermano la malattia e ne definiscono la gravità.

Per stabilire il punto di partenza

Servono più esami ravvicinati all'inizio del percorso, perché il primo risente dell'inesperienza e da solo non è un riferimento affidabile.

Per misurare la velocità

È la domanda che decide la strategia: non tanto quanto danno c'è oggi, ma quanto rapidamente sta aumentando rispetto all'aspettativa di vita della persona.

Nelle fasi avanzate

Quando l'OCT ha ormai poco margine per documentare ulteriori perdite, il campo visivo resta lo strumento principale per seguire la malattia.

Come si svolge

Non servono colliri, non si dilata la pupilla e non c'è alcun contatto con l'occhio. Se usi occhiali da vicino, portali: verranno impiegate le lenti adatte alla distanza dell'esame.

1
La preparazione
Si esamina un occhio per volta, coprendo l'altro. Si appoggiano mento e fronte al supporto, davanti a una cupola uniformemente illuminata.
2
Lo sguardo fermo
È l'unica regola importante: lo sguardo resta sul punto centrale per tutta la durata dell'esame. Lo strumento controlla che sia così, e segnala quando l'occhio si è spostato.
3
Le risposte
Si preme un pulsante ogni volta che si percepisce uno stimolo luminoso comparire nella visione laterale. Gli stimoli variano di intensità e posizione: alcuni sono volutamente al limite della percezione.
4
Il risultato
Ne esce una mappa della sensibilità, con indici numerici riassuntivi e alcuni parametri che dicono quanto l'esame sia stato affidabile.
Non bisogna vedere tutti gli stimoli. L'esame cerca proprio la soglia oltre la quale uno stimolo non viene più percepito: se si vedesse tutto, non avrebbe misurato nulla. Rispondere solo quando si è ragionevolmente sicuri è più utile che premere nel dubbio.

Limiti e cosa non dice

È l'esame più informativo sulla funzione visiva e insieme il più delicato da interpretare, perché dipende dalla persona che lo esegue.

Il risultato dipende dall'attenzione, dalla stanchezza, dalla comprensione delle istruzioni e dall'abitudine all'esame. A differenza dell'OCT, non è una misura fisica del tessuto ma una stima di ciò che il paziente riferisce di percepire.

La prestazione migliora con la ripetizione, soprattutto fra il primo e il secondo esame. È il motivo per cui il primo campo visivo raramente viene preso come riferimento definitivo, e per cui all'inizio del percorso se ne eseguono più d'uno a distanza ravvicinata.

Due esami eseguiti a pochi giorni di distanza dalla stessa persona non danno mai risultati identici. Per questo un singolo peggioramento non basta a dire che la malattia sta progredendo: serve una tendenza documentata su più esami.

Cataratta, palpebra cadente, difetti di refrazione non corretti e patologie della retina possono produrre alterazioni che non hanno nulla a che vedere con il glaucoma. La lettura del referto tiene conto dell'esame clinico dell'occhio.

In alcune fasi l'OCT documenta un assottigliamento prima che il campo visivo mostri alterazioni. È uno dei motivi per cui i due esami si eseguono insieme e non in alternativa.

FAQ

In genere fra i cinque e i dieci minuti per occhio, a seconda del programma utilizzato. Gli occhi si esaminano uno alla volta, l'altro resta coperto.

Sì, ed è previsto. L'esame cerca proprio la soglia alla quale uno stimolo smette di essere percepito, quindi alcuni stimoli devono per forza non essere visti. Non è un esame che si supera o si fallisce.

Lo strumento registra alcuni indici di affidabilità, per esempio quante volte lo sguardo si è spostato dal punto centrale. Se il risultato non è attendibile lo si ripete, e non è affatto raro nelle prime esecuzioni.

Perché è un esame che si impara a fare. La prima volta non si sa cosa aspettarsi, e la performance migliora nelle esecuzioni successive: è il cosiddetto effetto apprendimento. Per questo il primo esame raramente viene preso come riferimento definitivo.

Sì. Non si usano colliri e non si dilata la pupilla: al termine si esce come si è entrati, magari con un po' di stanchezza visiva.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
Ultima revisione: Il percorso completo →

Hai campi visivi precedenti?

Portali, anche di anni fa e anche eseguiti altrove: nel glaucoma un esame vecchio vale più di uno nuovo, perché è il termine di paragone che permette di capire se le cose si sono mosse.

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