La misura oggettiva di quanto tessuto nervoso è rimasto
L'OCT — tomografia a coerenza ottica — è una scansione che misura lo spessore dei tessuti dell'occhio con una precisione di pochi micron, cioè millesimi di millimetro. Funziona con un fascio di luce, senza toccare l'occhio e senza radiazioni.
Nel glaucoma serve a quantificare una cosa precisa: quante fibre nervose sono rimaste. Le fibre che partono dalla retina si raccolgono a formare la testa del nervo ottico prima di uscire dall'occhio, e la malattia le consuma progressivamente. L'OCT le conta, in un certo senso, e permette di confrontare quel numero nel tempo.
Si misurano abitualmente due zone: lo strato delle fibre nervose intorno al nervo ottico e il complesso delle cellule ganglionari nella macula, la zona centrale della retina. Guardarle entrambe aiuta, perché in alcune forme di glaucoma una si altera prima dell'altra.
Per stabilire il punto di partenza: una fotografia dettagliata del nervo ottico a cui confrontare tutti i controlli successivi.
Quando la pressione è elevata o il nervo ottico ha un aspetto dubbio, ma non c'è ancora un danno documentato del campo visivo.
A intervalli decisi caso per caso, per capire se la malattia è ferma o si sta muovendo, e a quale velocità.
Per verificare nel tempo se la nuova strategia sta effettivamente rallentando la progressione.
È l'esame più semplice di tutta la diagnostica del glaucoma: dura pochi secondi per occhio e non richiede alcuna preparazione.
È un esame prezioso, ma leggerlo come un semaforo verde o rosso porta fuori strada. Vale la pena sapere dove sono i suoi limiti.
Lo spessore delle fibre nervose varia moltissimo fra persone sane: c'è chi nasce con un nervo ottico più robusto e chi con uno più esile. Un valore sotto la media può essere del tutto normale per quella persona, oppure il segno di una perdita già avvenuta. Dal singolo esame non è possibile distinguere le due cose.
La diagnosi e il monitoraggio del glaucoma si fondano sul cambiamento nel tempo. Un solo OCT stabilisce il punto di partenza; è dal secondo in poi che l'esame comincia a dire qualcosa sulla malattia.
Quando le fibre nervose sono già molto ridotte, lo spessore misurato si avvicina a un valore minimo oltre il quale non scende più, perché resta il tessuto di sostegno. Da quel punto in poi l'OCT fatica a documentare ulteriori peggioramenti, e il campo visivo diventa lo strumento principale.
Miopia elevata, cataratta, alterazioni della retina o della macula e persino un occhio molto secco possono influenzare la misura o la qualità della scansione. Per questo il referto va sempre letto insieme all'esame clinico, non isolatamente.
No, ed è la ragione per cui si può ripetere spesso. Non c'è contatto con l'occhio: la scansione avviene a distanza, con un fascio di luce. Non servono colliri anestetici.
Nella maggior parte dei casi no. Gli strumenti attuali acquisiscono bene anche a pupilla naturale. Se la pupilla è molto piccola o la cataratta è avanzata può essere necessario dilatare, e in quel caso la vista resta annebbiata per qualche ora.
Perché "nella norma" significa dentro l'intervallo statistico di una popolazione di riferimento, non dentro il valore normale per te. Una persona nata con fibre spesse può perderne una quota importante e restare comunque dentro la norma statistica. È il confronto con i tuoi esami precedenti a dire cosa sta succedendo.
Non c'è una cadenza valida per tutti: dipende da quanto la malattia è avanzata, da quanto rapidamente si muove e dalla distanza fra la pressione attuale e quella da raggiungere. Nei primi tempi dopo la diagnosi i controlli sono più ravvicinati, perché serve stabilire la velocità di progressione.
No. L'OCT misura quanto tessuto nervoso è rimasto, il campo visivo misura quanto si vede. Sono informazioni complementari e non sempre vanno di pari passo: guardarne una sola significa vedere metà del quadro.
Porta gli esami che hai, anche se fatti altrove e anche se vecchi: il confronto nel tempo è l'informazione più utile che esista in questa malattia.