L'esame che stabilisce di quale glaucoma si tratta
L'umore acqueo prodotto dentro l'occhio esce attraverso una zona di scarico che si trova dove l'iride incontra la cornea: è l'angolo. Per la sua posizione non è visibile guardando l'occhio dall'esterno, nemmeno con il microscopio: la luce che ne proviene viene riflessa all'interno e non esce.
La gonioscopia risolve questo problema appoggiando sull'occhio una lente dotata di specchi, che devia il percorso della luce e rende l'angolo osservabile direttamente.
È un esame poco appariscente e assolutamente centrale, perché risponde alla domanda che determina tutto il resto: l'angolo è aperto o chiuso? Da lì dipendono la classificazione della malattia, il rischio a cui il paziente è esposto e la scelta del trattamento.
Angolo aperto e angolo chiuso sono malattie diverse per meccanismo, decorso e trattamento. La gonioscopia è ciò che le separa.
Un angolo stretto ma ancora aperto identifica gli occhi predisposti, in cui un'iridotomia preventiva può evitare un evento grave.
La SLT agisce sul trabecolato e richiede che l'angolo sia aperto: è la gonioscopia a dire se quella strada è percorribile.
Pigmento disperso, materiale pseudoesfoliativo, aderenze o vasi anomali sono segni visibili solo nell'angolo, e cambiano diagnosi e prognosi.
Fa parte della visita e non richiede un appuntamento dedicato. Dura pochi minuti per entrambi gli occhi.
È un esame di interpretazione: riconoscere le strutture dell'angolo e giudicarne l'ampiezza richiede pratica. Due osservatori possono classificare lo stesso angolo in modo leggermente diverso.
Una fessura luminosa troppo ampia fa restringere la pupilla e apre artificialmente un angolo che nella vita reale, al buio, si chiude. Per questo la valutazione si esegue con illuminazione contenuta.
L'angolo può restringersi negli anni, soprattutto perché il cristallino aumenta di spessore con l'età. Una gonioscopia di dieci anni fa non descrive necessariamente la situazione attuale, e l'esame va ripetuto periodicamente.
Stabilisce il meccanismo della malattia, non la sua gravità. Per quello servono l'esame del nervo ottico, l'OCT e il campo visivo.
No. Si instilla un collirio anestetico prima di appoggiare la lente, e l'occhio resta insensibile. Si avverte la presenza della lente e una luce piuttosto vivida, ma non dolore.
Pochi minuti per entrambi gli occhi. È una parte della visita, non un appuntamento a sé.
In genere no. La lente può lasciare una visione leggermente annebbiata per qualche minuto, dovuta al gel di contatto, ma si risolve rapidamente. Se durante la stessa visita viene dilatata la pupilla per altri motivi, allora è preferibile non guidare.
Esistono strumenti che producono immagini dell'angolo, e sono utili. La gonioscopia però permette di guardare direttamente, cambiando l'inclinazione della lente e osservando come l'angolo si comporta: è un esame dinamico, non una singola immagine.
In certe condizioni sì. Se l'angolo è tendenzialmente stretto ma aperto, è opportuno ricontrollarne il grado di apertura a distanza di tempo: l'angolo può restringersi con gli anni, soprattutto quando il cristallino aumenta di spessore con l'età, e una situazione valutata anni fa può non essere più quella attuale.
È una condizione che si può gestire, spesso in modo semplice e preventivo. La cosa che conta è saperlo prima che diventi un problema.