Esame del disco ottico

Guardare il nervo ottico: l'esame che nessuno strumento ha sostituito

⚠️ Avvertenza: Questa pagina ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. L'indicazione all'esame e l'interpretazione del referto vanno discusse di persona.

Che cos'è

Il disco ottico — o papilla — è il punto in cui le fibre nervose provenienti dalla retina si raccolgono a formare la testa del nervo ottico e lasciano l'occhio. È l'unico punto del corpo umano in cui è possibile osservare direttamente un nervo, semplicemente guardandoci dentro con una lente.

Nel glaucoma è qui che la malattia si manifesta. Man mano che le fibre si perdono, l'anello di tessuto nervoso lungo il bordo del disco — l'anello neuroretinico — si assottiglia, e la depressione centrale, l'escavazione, si allarga per riempire lo spazio lasciato vuoto dal tessuto degenerato.

È l'esame clinico su cui si fonda la diagnosi. Gli strumenti quantificano e documentano; ma la valutazione del disco ottico resta il momento in cui si decide se quello che si sta guardando è un nervo sano, un nervo sospetto o un nervo malato.

Va osservato in visione stereoscopica, cioè con percezione della profondità: l'escavazione è una conca, e una fotografia piatta o uno sguardo con un occhio solo ne restituiscono male la reale profondità.

Che cosa si guarda

La dimensione del disco

È il primo dato, e quello che più spesso viene trascurato. Un disco grande ha un'escavazione ampia per pura anatomia; uno piccolo ne ha una minima. Giudicare l'escavazione senza tenere conto della dimensione porta a diagnosi sbagliate in entrambe le direzioni.

L'anello neuroretinico

È il tessuto che conta: quanto ne resta e come è distribuito. In un disco sano l'anello segue una regolarità caratteristica, ed è tipicamente più spesso in basso e in alto che ai lati. Uno scostamento da quella regolarità è un segnale.

Le rientranze localizzate

Un assottigliamento circoscritto del bordo, spesso ai poli, è uno dei segni più specifici di danno glaucomatoso, e in genere corrisponde a un difetto individuabile nel campo visivo.

Le emorragie del bordo

Piccole emorragie a fiamma sul margine del disco sono un segno di allarme: si associano a un rischio maggiore di progressione. Si riassorbono in poche settimane, quindi si vedono solo se si guarda al momento giusto.

Le fibre nervose peripapillari

Con illuminazione adeguata è possibile riconoscere difetti a fascio dello strato delle fibre nervose intorno al disco, che talvolta precedono un'alterazione evidente dell'anello.

L'atrofia peripapillare

L'area di assottigliamento dei tessuti attorno al disco, quando si estende o si modifica nel tempo, si accompagna con maggiore frequenza alla progressione della malattia.

Come si svolge

Non c'è contatto con l'occhio e non serve anestesia: si osserva attraverso una lente tenuta a breve distanza dalla cornea.

1
La dilatazione
Un collirio dilata la pupilla e apre la finestra attraverso cui guardare. L'effetto compare in una ventina di minuti e la vista resta annebbiata per alcune ore. Se è prevista anche la gonioscopia, quella si esegue prima.
2
L'osservazione
Alla lampada a fessura si interpone una lente ad alto ingrandimento. La luce è vivida per qualche secondo; l'unica cosa richiesta è tenere lo sguardo nella direzione indicata.
3
La documentazione
In alcuni casi può essere indicato acquisire una fotografia del disco, che resta agli atti come riferimento. Non è un passaggio di routine: si esegue quando serve un termine di paragone su cui tornare, perché la memoria di un aspetto visto una volta non è affidabile.

Limiti e cosa non dice

Riconoscere un anello neuroretinico assottigliato richiede esperienza, e osservatori diversi possono giudicare in modo leggermente diverso lo stesso disco. È la ragione per cui l'OCT e, quando indicata, la documentazione fotografica affiancano l'esame clinico anziché sostituirlo.

Dischi grandi, dischi piccoli, dischi inclinati nella miopia elevata, dischi con anomalie congenite: molte configurazioni possono somigliare a un danno glaucomatoso senza esserlo. È il motivo per cui l'esame va letto insieme a tutto il resto.

Le modificazioni del disco nel glaucoma avvengono nell'arco di anni. Due esami ravvicinati raramente mostrano differenze: serve una documentazione che copra un intervallo lungo.

L'occhio clinico riconosce un pattern, non misura micron. Per stabilire se un assottigliamento sia progredito di una quantità significativa serve l'OCT; per sapere quali conseguenze abbia sulla vista serve il campo visivo.

FAQ

Non necessariamente. L'escavazione fisiologica esiste in tutti, e nei dischi ottici grandi è ampia per ragioni puramente anatomiche. Quello che conta non è la dimensione dell'escavazione in sé, ma quanto tessuto nervoso resta lungo il bordo e se quel tessuto sta cambiando nel tempo.

È preferibile. Attraverso una pupilla dilatata la visione del disco ottico è più ampia e più stabile, e permette di valutare anche la retina circostante. Si può guardare anche senza dilatare, ma la valutazione è meno completa.

Perché documentano cose diverse. L'OCT quantifica spessori; la fotografia conserva l'aspetto reale del disco, compresi dettagli come le emorragie del bordo, che l'OCT non rileva. Non serve sempre: si acquisisce quando è utile avere quel riferimento su cui tornare a distanza di anni.

È un segno da non trascurare, perché si associa a un rischio maggiore di progressione, e in genere porta a rivedere il bersaglio pressorio o la frequenza dei controlli. Si riassorbe spontaneamente nell'arco di settimane, quindi la si può cogliere solo se si sta guardando nel momento giusto: è un altro motivo per non saltare i controlli.

No, non c'è alcun contatto con l'occhio: si osserva attraverso una lente tenuta a breve distanza. La luce è vivida e può risultare fastidiosa per qualche secondo. Se la pupilla viene dilatata, la vista resta annebbiata per alcune ore.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
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