Un solo numero, che cambia il significato di tutti gli altri
La pachimetria misura lo spessore della cornea, la lente trasparente che sta davanti all'occhio. È un esame di pochi secondi, e a differenza degli altri della diagnostica del glaucoma si esegue di norma una volta sola: lo spessore corneale è una caratteristica individuale che non cambia nel tempo.
Il motivo per cui conta è indiretto ma decisivo. La pressione dell'occhio non si misura dall'interno: si stima attraverso la cornea, valutando quanta forza serve per deformarla. Una cornea più spessa oppone più resistenza e restituisce un valore più alto di quello reale; una cornea sottile fa l'opposto.
Senza conoscere lo spessore, quindi, il numero della pressione resta ambiguo. Con quel dato in mano lo si legge per quello che è: la stessa misura può voler dire cose molto diverse in due occhi diversi.
In una cornea sottile la pressione reale è più alta di quella misurata. Senza pachimetria si può considerare tranquillo un occhio che non lo è.
All'opposto, una cornea spessa può far apparire alta una pressione che in realtà non lo è, portando a trattare chi non ne ha bisogno.
Una cornea sottile è associata a un rischio maggiore di sviluppare glaucoma in chi ha la pressione elevata, al di là dell'effetto sulla misurazione.
Concorre a stabilire quale pressione sia sufficientemente bassa per quel particolare occhio, che è la decisione clinica centrale in questa malattia.
Esistono due modi, entrambi rapidi e ben tollerati.
Con gli strumenti ottici, che sono oggi i più diffusi, non c'è alcun contatto: si appoggiano mento e fronte al supporto e la misura viene acquisita in pochi secondi, spesso insieme ad altri parametri della cornea.
Con il pachimetro a ultrasuoni si instilla prima un collirio anestetico, poi si appoggia delicatamente una piccola sonda al centro della cornea. Non si avverte dolore, solo la consapevolezza del contatto. L'occhio resta insensibile per una ventina di minuti, durante i quali è bene non strofinarlo.
La pachimetria non dice se c'è un glaucoma. È un dato che serve a interpretare correttamente la pressione e a pesare il rischio: da sola non stabilisce né conferma nulla.
Sono state proposte formule per convertire la pressione misurata in un valore corretto per lo spessore, ma nessuna è abbastanza accurata da poter essere applicata meccanicamente al singolo paziente. Il dato si usa come contesto, non come fattore di conversione.
Anche la rigidità e la curvatura della cornea influenzano la misurazione della pressione, e non vengono catturate dalla sola pachimetria. È un altro motivo per non cercare un numero corretto definitivo.
No. Lo spessore corneale è una caratteristica stabile: si misura una volta e il dato resta valido. Si ripete se la cornea cambia, per esempio dopo un intervento di chirurgia refrattiva o in presenza di patologie corneali.
No. Con gli strumenti ottici non c'è alcun contatto con l'occhio. Con il pachimetro a ultrasuoni si appoggia una piccolissima sonda sulla cornea, ma prima si instilla un collirio anestetico e non si avverte dolore.
No. Una cornea sottile non è una malattia ed è del tutto compatibile con occhi sani. È però un fattore che aumenta il rischio di sviluppare glaucoma in chi ha la pressione elevata, e che porta a essere più prudenti nella scelta del bersaglio pressorio.
Sì, ed è importante segnalarlo. Interventi come la PRK o la LASIK assottigliano la cornea, quindi la pressione misurata dopo l'intervento tende a risultare più bassa del valore reale. Senza questa informazione si rischia di sottostimare la pressione per anni.
È un dato che spesso compare nei referti di visite precedenti. Se non lo trovi, si misura in pochi secondi durante la visita.