Sport, caffè e piscina: cosa alza la pressione dell'occhio

Nuotare fa bene, ma gli occhialini stretti alzano la pressione oculare. E il caffè? E lo yoga? Cosa dice la ricerca sulle abitudini di tutti i giorni.

15 settembre 2026

⚠️ Avvertenza: Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. Per la tua situazione specifica, rivolgiti al tuo oculista.

In ambulatorio le domande più interessanti arrivano quasi sempre alla fine, quando si è già parlato di colliri e di controlli: «Posso continuare a fare yoga?», «È vero che il caffè fa male?», «Posso andare in piscina?».

La risposta di fondo è rassicurante — si fa una vita normale — ma merita più precisione di così, perché un paio di abitudini molto comuni alzano la pressione dell'occhio senza dare alcun sintomo, e sono proprio quelle a cui nessuno pensa.

Il movimento fa bene, con un'eccezione

L'attività aerobica — camminare a passo svelto, la bicicletta, il nuoto — si accompagna a una riduzione della pressione oculare dopo lo sforzo, e i programmi regolari protratti per mesi mostrano un effetto più stabile. Gli studi di popolazione trovano inoltre meno glaucoma fra chi è abitualmente attivo.

Fa eccezione lo sforzo isometrico: il sollevamento pesi a carichi elevati, soprattutto se si trattiene il respiro, fa salire la pressione invece di abbassarla. Non è un divieto, ma conviene respirare durante lo sforzo anziché bloccare il fiato, e lasciar perdere i carichi massimali se il danno è avanzato.

Nuotare sì, ma attenzione agli occhialini

Qui c'è un paradosso che vale la pena conoscere: il nuoto è fra gli sport più raccomandabili, ma gli occhialini possono alzare la pressione più di quanto la nuotata la abbassi.

Il meccanismo è puramente meccanico: la guarnizione preme sui tessuti attorno all'orbita e quella spinta si trasmette all'occhio. L'aumento è misurabile, ma cambia molto da modello a modello, e dipende da dove appoggia il bordo. Gli occhialini piccoli da gara, con l'oculare che si incastra dentro l'orbita, sono i peggiori: premono vicino all'occhio. Le maschere più ampie, che scaricano sull'osso dello zigomo e del sopracciglio, incidono molto meno.

In pratica: preferire occhialini larghi o una maschera, non stringere il cinturino oltre il necessario — la tenuta la dà la forma, non la trazione — e tenere presente che in una seduta lunga la pressione resta alta per tutto il tempo, non per un istante.

Gli strumenti a fiato

Molto meno noto, ma ben descritto. Suonare uno strumento che oppone resistenza — l'oboe, la tromba, il corno — provoca un picco pressorio a ogni nota sostenuta: aumenta la pressione dentro il torace, il sangue defluisce peggio dalle vene dell'occhio e la pressione oculare sale. È lo stesso meccanismo dello sforzo a fiato trattenuto.

Il singolo picco è transitorio e innocuo. Il conto riguarda chi suona molte ore al giorno per anni: in quei casi si è osservata un'associazione fra le ore complessive passate su strumenti ad alta resistenza e la perdita di campo visivo. Il flauto e il clarinetto, che oppongono meno resistenza, pesano molto meno.

Non è un motivo per smettere di suonare. È un motivo per dirlo all'oculista, perché cambia l'attenzione con cui si sorveglia quell'occhio.

Il caffè

La caffeina alza la pressione oculare, ma poco: nell'ordine di un millimetro o due, con un picco circa un'ora dopo. Per la maggior parte dei pazienti, con un glaucoma ben controllato, due o tre caffè al giorno non cambiano il quadro.

Due precisazioni però contano. La prima: in chi ha una forte predisposizione familiare il consumo elevato sembra pesare più che negli altri — una ragione in più per essere moderati se in famiglia il glaucoma c'è già. La seconda riguarda il modo di bere più che la bevanda: ingerire in fretta una grande quantità di liquido, qualsiasi liquido, fa salire la pressione per circa un'ora. Meglio sorseggiare che tracannare.

C'è anche un risvolto pratico: un caffè preso poco prima della visita può falsare leggermente la misurazione della pressione. Se il controllo è alle nove, il caffè delle otto e quaranta non è l'idea migliore.

Yoga: le posizioni a testa in giù

Le posizioni che portano la testa sotto il livello del cuore — la verticale sulla testa, la candela — si accompagnano ad aumenti pressori marcati, che durano quanto dura la posizione. Le flessioni in avanti brevi e il cane a testa in giù incidono molto meno.

Non significa rinunciare allo yoga, ma sostituire le inversioni prolungate, soprattutto se il glaucoma è avanzato o la pressione è già difficile da tenere a bersaglio.

A tavola, e nel sonno

Le verdure a foglia verde e l'alimentazione mediterranea si accompagnano, negli studi di popolazione, a un rischio più basso: sono associazioni, non una dieta anti-glaucoma dimostrata, ma restano scelte sensate comunque. Trattare le apnee notturne si accompagna a una progressione più lenta del danno, e smettere di fumare rallenta il deterioramento delle fibre nervose, oltre a tutto il resto.

Il punto

Nessuna di queste abitudini sostituisce colliri, laser o chirurgia. Ma fra tutte, le tre che meritano davvero una parola in visita sono le meno ovvie — gli occhialini stretti, lo strumento a fiato e le inversioni yoga — perché sono le uniche che alzano la pressione in modo ripetuto senza farsi sentire. Il resto sono buone abitudini, che fanno bene all'occhio come a tutto il resto.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
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