Impianti drenanti

Quando serve una via di deflusso che non dipende dalla congiuntiva superiore

⚠️ Avvertenza: Questa pagina ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. L'indicazione al trattamento e i rischi del singolo caso vanno discussi di persona.

Che cos'è

Un impianto drenante è un piccolo dispositivo in silicone composto da due parti: un tubicino sottile, che viene inserito all'interno dell'occhio, e un piatto, che viene fissato alla sclera in posizione arretrata, dietro l'equatore dell'occhio.

L'umore acqueo — il liquido la cui difficoltà di deflusso fa salire la pressione — percorre il tubicino e raggiunge il piatto, dove si raccoglie in una capsula di tessuto che si forma naturalmente intorno ad esso nelle settimane successive all'intervento. Da lì viene riassorbito dai vasi.

Rispetto alla trabeculectomia il principio è lo stesso — creare una via alternativa — ma il punto di raccolta è diverso: più arretrato, più ampio, e soprattutto non dipendente dalla congiuntiva vicino alla cornea, che in alcuni occhi è già compromessa.

È proprio questa la ragione principale per cui si sceglie un impianto: funziona anche là dove la congiuntiva superiore non è più adatta a formare una bozza filtrante, per esempio dopo interventi precedenti.

Quando si propone

La trabeculectomia ha fallito

La bozza filtrante si è chiusa per cicatrizzazione e la pressione è tornata alta, nonostante needling e terapia.

La congiuntiva è compromessa

Interventi precedenti, traumi o infiammazioni croniche hanno lasciato cicatrici che rendono improbabile la riuscita di una trabeculectomia.

Glaucomi secondari

Forme neovascolari, uveitiche, post-traumatiche o insorte dopo un trapianto di cornea, in cui la tendenza alla cicatrizzazione è particolarmente marcata.

Glaucoma refrattario

Quando più trattamenti si sono già rivelati insufficienti e serve una soluzione con maggiore probabilità di durata nel tempo.

Come si svolge

L'intervento si esegue in anestesia locale e in regime di day surgery: si entra e si esce in giornata.

1
Accesso
Si solleva la congiuntiva in un quadrante dell'occhio, di solito quello in alto verso la tempia, e si isolano i muscoli retti.
2
Il farmaco antimetabolico
Nel quadrante scelto si applica per alcuni minuti una spugnetta imbevuta di un farmaco che rallenta la cicatrizzazione. Una cicatrice troppo densa attorno al piatto limiterebbe l'efficacia dell'impianto.
3
Il dispositivo
L'impianto viene posizionato nel quadrante prescelto, con il piatto sotto i muscoli retti, e fissato alla sclera — il bianco dell'occhio — così che non possa spostarsi.
4
Il tubo
Il tubicino viene accorciato alla lunghezza giusta e inserito nell'occhio, tipicamente in camera anteriore.
5
Il patch
Il tratto di tubo vicino alla cornea viene coperto con un frammento di tessuto biologico, il patch, per ridurre il rischio che col tempo eroda i tessuti sovrastanti e affiori attraverso la congiuntiva.
6
La restrizione al flusso
Il tubo viene calibrato in sala operatoria, perché un deflusso immediato e completo farebbe scendere la pressione troppo in fretta. Si ottiene con un filo interno, il ripcord, e una o più legature attorno al tubo. Sono restrizioni temporanee: si rimuovono in ambulatorio nelle settimane successive.

Dopo il trattamento

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I primi giorni

Occhio arrossato e sensazione di corpo estraneo, con visione annebbiata. Si prosegue con colliri antinfiammatori e antibiotici secondo lo schema indicato.

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La fase ipertensiva

Nelle prime settimane o mesi la pressione può risalire: vi concorrono la capsula che si organizza attorno al piatto e la risposta individuale al collirio cortisonico. È una fase attesa e governabile, non un fallimento.

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I colliri

Finché le restrizioni al flusso sono in sede la terapia ipotonizzante va in genere proseguita, e si riduce man mano che l'impianto entra in funzione.

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I controlli

Restano ravvicinati per tutto il primo periodo, perché è lì che si regola l'impianto: le legature si aprono con il laser e il ripcord si sfila, in parte o del tutto, in base alla pressione. L'effetto pieno si valuta a distanza di mesi, non di giorni.

Rischi e limiti

Gli impianti drenanti sono una chirurgia impegnativa, scelta in situazioni già complesse. I rischi vanno conosciuti prima di decidere.

Se il deflusso è eccessivo nella fase iniziale la pressione può scendere troppo, con annebbiamento e possibile distacco della coroide. È la ragione per cui il tubo viene calibrato in sala operatoria con il ripcord e le legature, che si rimuovono poi gradualmente in ambulatorio.

Un rialzo pressorio transitorio nelle prime settimane o mesi è relativamente frequente. Vi concorrono due fattori: la capsula che si organizza attorno al piatto e la risposta individuale al collirio cortisonico usato nel post-operatorio. Oltre che con la terapia, la pressione si modula agendo sulle restrizioni al flusso: le legature si aprono con il laser e il ripcord viene rimosso, parzialmente o del tutto.

La presenza del piatto sotto i muscoli oculari può interferire con i loro movimenti e causare diplopia, in genere transitoria. Raramente è persistente e richiede una correzione.

Con il tempo il tubo può erodere i tessuti che lo ricoprono e affiorare. È una complicanza che va trattata, perché espone al rischio di infezione: per prevenirla il tubo viene coperto con un innesto durante l'intervento.

Il contatto prolungato fra il tubo e l'endotelio corneale può, nel tempo, ridurne la funzionalità e causare uno scompenso della cornea, che può richiedere una sostituzione con un trapianto lamellare posteriore. È uno dei motivi per cui la posizione del tubo viene scelta con attenzione e controllata nel follow-up.

FAQ

No. Il piatto è collocato molto arretrato, dietro la palpebra, e il tubo è coperto dalla congiuntiva e da un innesto di tessuto. In condizioni normali non è visibile guardando l'occhio.

Nei primi tempi è comune avvertire una sensazione di corpo estraneo, che si attenua man mano che i tessuti guariscono. A distanza, la maggior parte dei pazienti non percepisce l'impianto.

Spesso è possibile ridurli, e in una parte dei casi sospenderli. Non è però garantito: negli occhi in cui si sceglie un impianto la situazione di partenza è generalmente più difficile, e mantenere un collirio può essere ragionevole.

Il dispositivo non si consuma, ma la capsula che si forma attorno al piatto può ispessirsi negli anni e ridurre il drenaggio. In quel caso esistono opzioni per intervenire, dalla ripresa della terapia a un secondo impianto in un quadrante diverso.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
Ultima revisione: Il percorso completo →

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