Uno studio controllato ha misurato la pressione oculare di pazienti con glaucoma prima e dopo uno stress psicologico: in media 4 mmHg in più. Cosa significa davvero.
31 ottobre 2026
«Dottore, quando sono in ansia sento l'occhio più pesante.» È una frase che in ambulatorio si sente spesso, e il legame fra stress e glaucoma è una convinzione diffusa fra i pazienti.
Fino a poco tempo fa, però, mancavano prove solide. I dati venivano quasi tutti da studi osservazionali, difficili da leggere: chi vive un periodo di stress dorme peggio, si muove meno, a volte salta i controlli o dimentica il collirio, e separare l'effetto dello stress da tutto il resto è quasi impossibile.
Un gruppo di ricercatori brasiliani ha provato a isolare la variabile con un disegno insolito per l'oculistica: provocare uno stress acuto in modo controllato, e misurare cosa succede.
Hanno coinvolto 39 pazienti con glaucoma ad angolo aperto, assegnati a caso a due gruppi. Diciotto sono stati sottoposti a un test di stress standardizzato, molto usato in psicologia: dopo pochi minuti di preparazione dovevano tenere un breve discorso, davanti a una telecamera e a valutatori in camice, spiegando perché fossero adatti a un posto di lavoro in ospedale; poi un esercizio di calcolo mentale sotto pressione, come sottrarre 13 alla volta partendo da 1022. Gli altri ventuno hanno fatto da gruppo di controllo.
Prima e dopo il test sono state misurate la pressione oculare, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e due sostanze nella saliva che salgono con lo stress, il cortisolo e l'amilasi. Per ogni paziente c'era anche una curva della pressione oculare eseguita nelle settimane precedenti, così da conoscerne i valori abituali.
Subito dopo il test, la pressione oculare era più alta di circa 4 mmHg rispetto ai valori abituali dello stesso paziente: 3,8 nell'occhio destro, 4,1 nel sinistro. In più di sei pazienti su dieci l'aumento superava i 4 mmHg.
Non era un'impressione: insieme alla pressione dell'occhio erano saliti anche cortisolo, amilasi, pressione arteriosa e battito cardiaco, segno che il test aveva prodotto una vera risposta fisica allo stress, non soltanto una sensazione di disagio.
Va letto per quello che è: uno studio piccolo, e su uno stress acuto, durato pochi minuti. Non dice che lo stress causa il glaucoma, né che lo stress cronico di una vita faticosa abbia lo stesso effetto, e nemmeno che imparare a gestire l'ansia possa sostituire la terapia.
Un rialzo di qualche millimetro, breve e isolato, non è un peggioramento della malattia: il danno al nervo ottico dipende dalla pressione a cui l'occhio è esposto nel tempo, mese dopo mese, non da un singolo picco. Lo studio conferma piuttosto una cosa che vale per tutti i pazienti con glaucoma: la pressione dell'occhio non è un numero fisso, ma oscilla, e risponde anche allo stato d'animo del momento.
C'è però una conseguenza molto concreta, che riguarda la visita. Se si arriva al controllo subito dopo un momento di forte tensione — una discussione, un imprevisto, una corsa contro il tempo per arrivare puntuali — la pressione misurata potrebbe non rappresentare il valore abituale.
Vale la pena dirlo, così come si segnala di aver bevuto molta acqua o un caffè poco prima: sono informazioni che aiutano a leggere correttamente la misura. Ed è uno dei motivi per cui, nel glaucoma, una decisione non si prende mai su un valore isolato, ma sull'andamento di misure ripetute nel tempo.
Le informazioni generali non bastano a decidere. In visita possiamo esaminare la tua situazione nel concreto.