MIGS: la chirurgia del glaucoma che punta a ridurre i colliri

Le MIGS non servono a operare prima per il gusto di farlo: nei glaucomi iniziali puntano ad alleggerire la terapia di tutti i giorni, con un rischio contenuto.

6 settembre 2026

⚠️ Avvertenza: Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce la visita specialistica. Per la tua situazione specifica, rivolgiti al tuo oculista.

Quando si parla di «operare» un glaucoma, quasi tutti pensano alla stessa cosa: l'intervento che si fa quando non c'è più altro da fare. È un'immagine legata alla chirurgia tradizionale — la trabeculectomia, gli impianti drenanti — che serve a ottenere pressioni molto basse in occhi già danneggiati, e che resta la scelta giusta in quelle situazioni.

Le MIGS, la chirurgia mini-invasiva del glaucoma, rispondono a una domanda diversa. Non «come abbasso molto la pressione in un caso grave», ma «come alleggerisco la terapia quotidiana di una persona che sta ancora bene».

Che cosa sono, in breve

Le MIGS non sono un singolo intervento ma una famiglia di procedure che agiscono sul sistema di drenaggio naturale dell'occhio — il trabecolato e il canale di Schlemm — attraverso micro-incisioni, spesso le stesse dell'intervento di cataratta. Non si crea una bozza filtrante, e questo cambia tutto il decorso: si entra e si esce in giornata, la vista si riprende in pochi giorni, i controlli post-operatori sono molto meno intensivi.

Il bersaglio non è la pressione più bassa possibile

È il punto che di solito non viene spiegato, ed è quello che conta.

Il glaucoma si cura per decenni. Una terapia che sulla carta funziona può nel tempo logorare: uno, due, tre colliri al giorno per vent'anni sono un impegno che pochi mantengono con la regolarità necessaria, e i conservanti irritano la superficie oculare fino a rendere l'occhio cronicamente arrossato e secco. A questo si aggiungono le cose pratiche — ricordarsene, riuscire a instillarli con mani non più ferme, portarseli in viaggio.

Tutto questo è il carico terapeutico, ed è una parte reale della malattia, non un dettaglio di comodità. Una MIGS punta lì: ridurre il numero di colliri necessari a tenere la pressione dove serve. Nella maggior parte dei casi è possibile diminuirli; in una quota inferiore di pazienti si arriva a sospenderli del tutto.

Perché proprio nei casi iniziali

Non è una questione di moda, è aritmetica. In un glaucoma iniziale il bersaglio pressorio non è particolarmente basso: serve una riduzione moderata, e una riduzione moderata ottenuta con un intervento a basso rischio è esattamente ciò che una MIGS sa fare. Un collirio in meno, a volte due.

In un glaucoma avanzato la richiesta è opposta: serve scendere molto, e scendere molto una MIGS non lo garantisce. Lì la chirurgia filtrante resta la strada, con il suo decorso più impegnativo accettato in cambio di un risultato più profondo.

È lo stadio della malattia a scegliere lo strumento, non il contrario.

L'occasione più frequente resta l'intervento di cataratta: se una persona con glaucoma lieve o moderato deve comunque operarsi, aggiungere una MIGS dallo stesso accesso permette di risolvere due problemi in una sola seduta.

Non hanno sostituito la chirurgia tradizionale

Capita di leggere che le MIGS stiano prendendo il posto degli interventi classici. Non è così, e soprattutto non è l'obiettivo: sono due strumenti per situazioni diverse, e il secondo non è la versione arretrata del primo.

C'è però un aspetto che rende le MIGS particolarmente adatte a essere proposte presto: non modificano la congiuntiva, quindi non pregiudicano una trabeculectomia o un impianto drenante in futuro. Se il risultato non basta, o si esaurisce col tempo, le porte restano aperte.

Cosa aspettarsi davvero

Il limite principale di queste procedure non è un rischio, è l'entità del risultato: se l'occhio ha bisogno di una pressione decisamente bassa, una MIGS difficilmente sarà sufficiente. Metterlo in conto prima è più utile che scoprirlo dopo.

Un piccolo sanguinamento nelle prime ore è frequente ed è atteso, perché si lavora a contatto con il canale di Schlemm, e si riassorbe da solo. Nelle prime settimane la pressione può oscillare.

E soprattutto: alleggerire la terapia non vuol dire smettere di curarsi. I controlli proseguono come prima, perché la pressione va comunque sorvegliata nel tempo e l'effetto di una MIGS può ridursi.

Se ne parla in visita, guardando il tipo di glaucoma, il bersaglio pressorio e quanto la terapia attuale pesa davvero su chi la porta avanti. Nella scheda dedicata alle MIGS trovi tutti i dettagli della procedura.

Dott. Corrado Gizzi
Scritto e revisionato da
Dott. Corrado Gizzi
Medico Chirurgo · Specialista in Oftalmologia
Fellowship in Glaucoma, Moorfields Eye Hospital, Londra (2016–2019)
Responsabile del Servizio di Glaucoma, Ospedale degli Infermi di Faenza
Responsabile del Centro del Glaucoma, Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì
Oltre 20 pubblicazioni scientifiche internazionali
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